Le Riflessioni del compagno Fidel :"La frutta che non è caduta "/"La fruta que no cayó"

Pubblicato il da amigosdecubaitalocalvino

 

 

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L'Avana. 25 Gennaio 2012

 

Le Riflessioni del compagno Fidel

La frutta che non è caduta

(da CubaDebate)

Cuba si è vista forzata a lottare per la propria esistenza di fronte ad una potenza espansionista ubicata a poche miglia dalle sue coste, che proclamava l’annessione della nostra Isola, il cui solo destino era cadere nel suo seno come frutta matura. Eravamo condannati a non esistere come nazione.

Nella gloriosa legione di patrioti che durante la seconda metà del XIX secolo lottò contro l’abominevole dominio coloniale imposto dalla Spagna per 300 anni, José Martí fu colui che con più chiarezza percepì quel drastico destino e così lo fece constatare nelle sue ultime righe, che scrisse quando, alla vigilia del duro combattimento previsto contro una colonna spagnola agguerrita e ben fornita di armi e munizioni, dichiarò che l’obiettivo fondamentale delle sue lotte era: “Impedire a tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli Stati Uniti si estendano per le Antille e cadano con questa ulteriore forza sulle nostre terre d’America. Quanto ho fatto sino ad oggi e farò, è per questo”.

Senza comprendere questa profonda verità, non si potrebbe essere nè patrioti, nè rivoluzionari.

I mezzi d’informazione di massa, il monopolio di molte risorse tecniche e i notevoli fondi destinati ad ingannare e abbrutire le masse, costituiscono, senza dubbio, ostacoli considerevoli, ma non invincibili.

Cuba ha dimostrato che a partire dalle sue condizioni di fattoria coloniale yankee, unite all’analfabetismo e alla povertà generalizzata del suo popolo, era possibile affrontare il paese che minacciava con l’assorbimento definitivo della nazione cubana. Nessuno può nemmeno affermare che esisteva una borghesia nazionale opposta all’impero, tanto vicina gli era questa che si era sviluppata, che anche poco dopo il trionfo, inviò quattordici mila bambini senza protezione alcuna negli Stati Uniti, anche se l’azione era associata a alla perfida menzogna che sarebbe stata soppressa la Patria Podestà, che la storia ha registrato come Operazione Peter Pan e che è stata definita come la maggior manovra di manipolazione di bambini, con fini politici, che si ricordi nell’emisfero occidentale.

Il teritorio nazionale fu invaso appena due anni dopo il trionfo della Rivoluzione da forze mercenarie integrate da vecchi soldati di Batista e da figli di ricchi proprietari e di borghesi, armati e e scortati dagli Stati Uniti con navi della loro flotta navale, includendo portaerei con strumenti pronti ad entrare in azione, che accompagnarono gli invasori sino alla nostra Isola. La sconfitta e la cattura di quasi la totalità dei mercenari in meno di 72 ore e la distruzione dei loro aerei che operavano dalla basi del Nicaragua e dei loro mezzi di trasporto navali, costui una sconfitta umiliante per l’impero e i loro alleati latinoamericani che avevano sottovalutato la capacità si lotta del popolo cubano.

La URSS, di fronte all’interruzione del rifornimento di petrolio da parte degli Stati Uniti, l’ulteriore sospensione della quota storica di zucchero nel mercato di questo paese e la proibizione del commercio creato in più di cento anni, rispose ad ognuna di queste misure fornendo combustibili, comprando il nostro zucchero e commerciando con il nostro paese, e finalmente fornendo le armi che Cuba non poteva comprare in altri mercati.

L’idea d’una campagna sistematica di attacchi pirata organizzati dalla CIA, i sabotaggi e le azioni militari delle bande create e armate da loro, prima e dopo l’attacco mercenario che doveva culminare con un’ invasione militare degli Stati Uniti in Cuba, diedero origine agli avvenimenti che posero il mondo al bordo d’una guerra nucleare totale, con la quale nessuna delle due parti e la stessa umanità sarebbero sopravvissute.

Quegli avvenimenti, senza dubbio, costarono l’incarico a Nikita Jruschov, che aveva sottovalutato l’avversario e tralasciò criteri che gli erano stati trasmessi e non consultò per la sua decisione finale, coloro che stavamo in prima linea.

Quella che poteva essere un`’importante vittoria morale, divenne così un costoso rovescio politico per la URSS.

Per molti anni si continuarono a realizzare le peggiori aggressioni contro Cuba e non poche, come il criminale blocco, si commettono ancora.

Jruschov fece gesti straordinari verso il nostro paese. In quell’occasione io criticai senza titubanze l’accordo inconsulto con gli Stati Uniti, ma sarebbe ingrato e ingiusto non riconoscere la su straordinaria solidarietà nei momenti difficili e decisivi per il nostro popolo nelle sue storiche battaglie per l’indipendenza e la Rivoluzione, di fronte al poderoso impero degli Stati Uniti.

Comprendo che la situazione era terribilmente tesa e lui non voleva perdere un minuto, quando prese la decisione di ritirare i proiettili e gli yankee s’impegnarono molto segretamente a rinunciare all’invasione.

Nonostante i decenni trascorsi, che fanno mezzo secolo, la frutta cubana non è caduta nelle mani degli yankee.

Le notizie che attualmente giungono dalla Spagna Francia, Iraq, Afganistan, Pakistan, Iran, Siria, Inghilterra, le Malvine e altri numerosi punti del pianeta, sono serie, e tutte fanno pensare ad un disastro politico ed economico per l’insensatezza degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Mi limiterò a pochi temi. Devo segnalare, stando a quello che molti raccontano, che la selezione di un candidato repubblicano per aspirare alla presidenza di questo globalizzato e inclusivo impero, è a sua volta, e lo dico seriamente, la maggior gara di idiozie e d’ignoranza che si sia mai sentita. Dato che ho cose da fare, non posso dedicare tempo e questo tema. Sapevo comunque molto bene che era così.

Illustrano di più alcuni dispacci che desidero analizzare perchè mostrano l’incredibile cinismo che genera la decadenza dell’Occidente. Uno di quelli, con paurosa tranquillità, parla di un prigioniero politico cubano, che, come si afferma, è morto dopo uno sciopero della fame durato 50 giorni.

Un giornalista di Granma, Juventud Rebelde, di un giornale radio o qualsiasi mezzo d’informazione rivoluzionario, si può sbagliare in qualsiasi apprezzamento su qualsiasi tema, ma non fabbrica mai una notizia o inventa una menzogna.

Nella nota di Granma si afferma che non c’è stato sciopero della fame; era un recluso un delitto comune, condannato a 4 anni per un’aggressione che ha provocato lesioni al viso di sua moglie; che la stessa suocera aveva sollecitato l’intervento delle autorità; che i familiari più stretti hanno seguito tutti i procedimenti utilizzati nel trattamento medico e che sono grati per gli sforzi degli specialisti che lo hanno assistito. È stato ricoverato, dice la nota, nel miglior ospedale della regione orientale, come si fa con tutti i cittadini. È morto per una problema multi-organico secondario, associato ad un processo respiratorio settico severo. 

 

Fidel Castro Ruz

24 gennaio del 2012

Ore 19.12

 

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Reflexion de Fidel 

La fruta que no cayó

Cuba se vio forzada a luchar por su existencia frente a una potencia expansionista, ubicada a pocas millas de sus costas, que proclamaba la anexión de nuestra isla, cuyo único destino era caer en su seno como fruta madura. Estábamos condenados a no existir como nación.

En la gloriosa legión de patriotas que durante la segunda mitad del siglo XIX luchó contra el aborrecible coloniaje impuesto por España a lo largo de 300 años, José Martí fue quien con más claridad percibió tan dramático destino. Así lo hizo constar en las últimas líneas que escribió cuando, víspera del rudo combate previsto contra una aguerrida y bien pertrechada columna española, declaró que el objetivo fundamental de sus luchas era: “… impedir a tiempo con la independencia de Cuba que se extiendan por las Antillas los Estados Unidos y caigan, con esa fuerza más, sobre nuestras tierras de América. Cuanto hice hasta hoy, y haré, es para eso.”

Sin comprender esta profunda verdad, hoy no se podría ser ni patriota, ni revolucionario.

Los medios de información masiva, el monopolio de muchos recursos técnicos, y los cuantiosos fondos destinados a engañar y embrutecer a las masas, constituyen sin duda obstáculos considerables, pero no invencibles.

Cuba demostró que -a partir de su condición de factoría colonial yanki, unida al analfabetismo y la pobreza generalizada de su pueblo-, era posible enfrentar al país que amenazaba con la absorción definitiva de la nación cubana. Nadie puede siquiera afirmar que existía una burguesía nacional opuesta al imperio, tan cercana a este se desarrolló que incluso poco después del triunfo envió catorce mil niños sin protección alguna a Estados Unidos, aunque tal acción estuvo asociada a la pérfida mentira de que sería suprimida la Patria Potestad, que la historia registró como operación Peter Pan y fue calificada como la mayor maniobra de manipulación de niños con fines políticos que se recuerde en el hemisferio occidental.

El territorio nacional fue invadido, apenas dos años después del triunfo revolucionario, por fuerzas mercenarias, -integradas por antiguos soldados batistianos e hijos de terratenientes y burgueses- armadas y escoltadas por Estados Unidos con buques de su flota naval, incluidos portaaviones con equipos listos para entrar en acción, que acompañaron a los invasores hasta nuestra isla. La derrota y la captura de casi la totalidad de los mercenarios en menos de 72 horas y la destrucción de sus aviones que operaban desde bases en Nicaragua y sus medios de transporte naval, constituyó una derrota humillante para el imperio y sus aliados latinoamericanos que subestimaron la capacidad de lucha del pueblo cubano.

La URSS frente a la interrupción del suministro de petróleo por parte de Estados Unidos, la ulterior suspensión total de la cuota histórica de azúcar en el mercado de ese país, y la prohibición del comercio creado a lo largo de más de cien años, respondió a cada una de esas medidas abasteciendo combustible, adquiriendo nuestra azúcar, comerciando con nuestro país y finalmente suministrando las armas que Cuba no podía adquirir en otros mercados.

La idea de una campaña sistemática de ataques piratas organizados por la CIA, los sabotajes y las acciones militares de bandas creadas y armadas por ellos, antes y después del ataque mercenario, que culminarían en una invasión militar de Estados Unidos en Cuba, dieron origen a los acontecimientos que pusieron al mundo al borde de una guerra nuclear total, de la que ninguna de sus partes y ni la propia humanidad habría podido sobrevivir.

Aquellos acontecimientos sin dudas costaron el cargo a Nikita Jruschov, que subestimó al adversario, desoyó criterios que les fueron informados y no consultó su decisión final con los que estábamos en la primera línea. Lo que pudo ser una importante victoria moral se convirtió así en un costoso revés político para la URSS. Durante muchos años las peores fechorías continuaron realizándose contra Cuba y no pocas, como su criminal bloqueo, se cometen todavía.

Jruschov tuvo gestos extraordinarios con nuestro país. En aquella ocasión critiqué sin vacilación el acuerdo inconsulto con Estados Unidos, pero sería ingrato e injusto dejar de reconocer su extraordinaria solidaridad en momentos difíciles y decisivos para nuestro pueblo en su histórica batalla por la independencia y la revolución frente al poderoso imperio de Estados Unidos. Comprendo que la situación era sumamente tensa y él no deseaba perder un minuto cuando tomó la decisión de retirar los proyectiles y los yankis se comprometieron, muy secretamente, a renunciar a la invasión.

A pesar de las décadas transcurridas que suman ya medio siglo, la fruta cubana no ha caído en manos yankis.

Las noticias que en la actualidad llegan de España, Francia, Iraq, Afganistán, Pakistán, Irán, Siria, Inglaterra, las Malvinas y otros numerosos puntos del planeta, son serias, y todas auguran un desastre político y económico por la insensatez de Estados Unidos y sus aliados.

Me limitaré a unos pocos temas. Debo señalar según cuentan todos, que la selección de un candidato republicano para aspirar a la presidencia de ese globalizado y abarcador imperio, es a su vez, -lo digo en serio- la mayor competencia de idioteces e ignorancia que se ha escuchado nunca. Como tengo cosas que hacer, no puedo dedicarle tiempo al asunto. De sobra sabía que sería así.

Ilustran más algunos despachos cablegráficos que deseo analizar, porque muestran el increíble cinismo que genera la decadencia de Occidente. Uno de ellos, con pasmosa tranquilidad, habla de un preso político cubano que, según se afirma, murió tras huelga de hambre que duró 50 días. Un periodista de Granma, Juventud Rebelde, noticiero radial, o cualquier otro órgano revolucionario, se puede equivocar en cualquier apreciación sobre cualquier tema, pero jamás fabrica una noticia o inventa una mentira.

En la nota de Granma se afirma que no hubo tal huelga de hambre; era un recluido por delito común, sancionado a 4 años por agresión que provocó lesiones en el rostro a su esposa; que la propia suegra solicitó la intervención de las autoridades; los familiares más allegados estuvieron al tanto de todos los procedimientos que se emplearon en su atención médica y estaban agradecidos por el esfuerzo de los especialistas médicos que lo atendieron. Fue asistido, afirma la nota, en el mejor hospital de la región oriental como se hace con todos los ciudadanos. Había muerto a causa de fallo multi-orgánico secundario asociado a un proceso respiratorio séptico severo.

El paciente había recibido todas las atenciones que se aplican en un país que posee uno de los mejores servicios médicos del mundo, los cuales se brindan gratuitamente, a pesar del bloqueo impuesto por el imperialismo a nuestra Patria. Es sencillamente un deber que se cumple en un país donde la Revolución tiene el orgullo de haber respetado siempre, durante más de 50 años, los principios que le dieron su invencible fuerza.

Más valdría realmente que el Gobierno español, dadas sus excelentes relaciones con Washington, viaje a Estados Unidos y se informe de lo que ocurre en las cárceles yankis, la conducta despiadada que aplica a los millones de presos, la política que se practica con la silla eléctrica y los horrores que se cometen con los detenidos en las cárceles y los que protestan en las calles.

Ayer lunes 23 de enero, un duro editorial de Granma titulado “Las verdades de Cuba” en una página completa de ese órgano explicó detalladamente la insólita desvergüenza de la campaña mentirosa desatada contra nuestra Revolución por algunos gobiernos “tradicionalmente comprometidos con la subversión contra Cuba”.

Nuestro pueblo conoce bien las normas que han regido la conducta intachable de nuestra Revolución desde el primer combate y jamás mancillada a lo largo de más de medio siglo. Sabe también que no podrá ser jamás presionado ni chantajeado por los enemigos. Nuestras leyes y normas se cumplirán indefectiblemente.

Es bueno señalarlo con toda claridad y franqueza. El Gobierno español y la destartalada Unión Europea, sumida en una profunda crisis económica, deben saber a qué atenerse. Produce lástima leer en agencias de noticias las declaraciones de ambas cuando utilizan sus descaradas mentiras para atacar a Cuba. Ocúpense primero de salvar el euro si pueden, resuelvan el desempleo crónico que en número creciente padecen los jóvenes, y respondan a los indignados sobre los cuales la policía arremete y golpea constantemente.

No ignoramos que ahora en España gobiernan los admiradores de Franco, quien envió a miembros de la División Azul junto a las SS y las SA nazis para matar soviéticos. Casi 50 mil de ellos participaron en la cruenta agresión. En la operación más cruel y dolorosa de aquella guerra: el cerco de Leningrado, donde murieron un millón de ciudadanos rusos, la División Azul formó parte de las fuerzas que trataron de estrangular a la heroica ciudad. El pueblo ruso no perdonará nunca aquel horrendo crimen.

La derecha fascista de Aznar, Rajoy y otros servidores del imperio, debe conocer algo de las 16 mil bajas que tuvieron sus antecesores de la División Azul y las Cruces de Hierro con las que Hitler premió a los oficiales y soldados de esa división. Nada tiene de extraño lo que hace hoy la policía gestapo con los hombres y mujeres que demandan el derecho al trabajo y al pan en el país con más desempleo de Europa.

¿Por qué mienten tan descaradamente los medios de información masiva del imperio?

Los que manejan esos medios, se empeñan en engañar y embrutecer al mundo con sus groseras mentiras, pensando quizás que constituye el recurso principal para mantener el sistema global de dominación y saqueo impuesto, y de modo particular a las víctimas cercanas a la sede de la metrópolis, los casi seiscientos millones de latinoamericanos y caribeños que viven en este hemisferio.

La república hermana de Venezuela se ha convertido en el objetivo fundamental de esa política. La razón es obvia. Sin Venezuela, el imperio habría impuesto el Tratado de Libre Comercio a todos los pueblos del continente que lo habitan desde el Sur de Estados Unidos, donde se encuentran las mayores reservas de tierra, agua dulce y minerales del planeta, así como grandes recursos energéticos que, administrados con espíritu solidario hacia los demás pueblos del mundo, constituyen recursos que no pueden ni deben caer en manos de las transnacionales que le imponen un sistema suicida e infame.

Basta, por ejemplo, mirar el mapa para comprender el criminal despojo que significó para Argentina arrebatarle un pedazo de su territorio en el extremo sur del continente. Allí emplearon los británicos su decadente aparato militar para asesinar bisoños reclutas argentinos vestidos con ropas de verano cuando ya estaban en pleno invierno. Estados Unidos y su aliado Augusto Pinochet le dieron a Inglaterra un desvergonzado apoyo. Ahora, en víspera de las Olimpiadas de Londres, su Primer Ministro David Cameron también proclama, como ya lo hizo Margaret Thatcher, su derecho a usar los submarinos nucleares para matar argentinos. El gobierno de ese país desconoce que el mundo está cambiando, y el desprecio de nuestro hemisferio y de la mayoría de los pueblos hacia los opresores se incrementa cada día.

El caso de las Malvinas no es único. ¿Conoce acaso alguien cómo terminará el conflicto en Afganistán? Hace muy pocos días soldados norteamericanos ultrajaban los cadáveres de combatientes afganos, asesinados por los bombarderos sin pilotos de la OTAN.

Hace tres días una agencia europea publicó que “el presidente afgano Hamid Karzai, dio su aval a un negociado de paz con los talibanes, subrayando que esta cuestión debe ser resuelta por los ciudadanos de su país”, luego añadió: “…el proceso de paz y reconciliación pertenece a la nación afgana y ningún país u organización extranjera puede sacarles a los afganos este derecho.”

Por su parte, un despacho publicado por nuestra prensa comunicaba desde Paris que “Francia suspendió hoy todas sus operaciones de formación y ayuda al combate en Afganistán y amenazó con anticipar el retiro de sus tropas, luego de que un soldado afgano ultimara a cuatro militares franceses en el valle Taghab, de la provincia de Kapisa [...] Sarkozy dio instrucciones al Ministro de Defensa Gérard Longuet para trasladarse inmediatamente a Kabul, y avizoró la posibilidad de un retiro anticipado del contingente.”

Desaparecida la URSS y el Campo Socialista, el Gobierno de Estados Unidos concebía que Cuba no podía sostenerse. George W. Bush tenía ya preparado un gobierno contrarrevolucionario para presidir nuestro país. El mismo día que Bush inició su criminal guerra contra Iraq, solicité a las autoridades de nuestro país el cese de la tolerancia que se aplicaba a los cabecillas contrarrevolucionarios que en esos días demandaban histéricamente la invasión a Cuba. En realidad, su actitud constituía un acto de traición a la Patria.

Bush y sus estupideces imperaron durante 8 años y la Revolución Cubana ha perdurado ya más de medio siglo. La fruta madura no ha caído en el seno del imperio. Cuba no será una fuerza más con la que el imperio se extienda sobre los pueblos de América. La sangre de Martí no se habrá derramado en vano.

Mañana publicaré otra Reflexión que complementa esta.

Fidel Castro Ruz

 

Enero 24 de 2012

 

7 y 12 p.m.

 

 

 

Il paziente ha ricevuto tutte le attenzioni che si applicano in un paese che dispone di uno dei migliori servizi medici del mondo, che si offrono gratuitamente nonostante il blocco imposto dall’imperialismo alla nostra Patria. È semplicemente un dovere che si compie in un paese dove la Rivoluzione ha l’orgoglio d’aver rispettato sempre, per più di 50 anni, i principi che le hanno dato la sua forza invincibile.

Varrebbe di più che il Governo spagnolo, date le sue eccellenti relazioni con Washington, andasse negli Stati Uniti ad informarsi di quel che avviene nelle prigioni yankee, la condotta spietata che si applica a milioni di detenuti, la politica che si pratica con la sedia elettrica e gli orrori che si commettono con i detenuti nelle prigioni e con coloro che protestano per le strade.

Ieri, lunedì 23 gennaio, un duro editoriale di Granma, intitolato ‘Le verità di Cuba’, in una pagina completa di questo organo, ha spiegato dettagliatamente l’insolita insolenza della campagna di menzogne scatenata contro la nostra Rivoluzione da alcuni governi

tradizionalmente coinvolti nella sovversione contro Cuba”.

Il nostro popolo conosce bene le norme che regolano la condotta senza macchia della nostra Rivoluzione, dal primo combattimento, mai sporcata in più di mezzo secolo.

Le nostre leggi e norme si compiono come fossero un obbligo.

È bene segnalarlo con tutta chiarezza e franchezza. Il governo spagnolo e la poco accogliente Unione Europea, immersa in una profonda crisi economica, devono sapere a che attenersi. Dispiace leggere nelle agenzie di notizie le loro dichiarazioni, quando utilizzano le loro sfacciate menzogne per attaccare Cuba. Che si occupino prima di salvare l’Euro, se possono, di risolvere la disoccupazione cronica che in numero crescente colpisce i giovani; rispondano agli indignati che la polizia aggredisce e colpisce costantemente.

Non ignoriamo che adesso in Spagna governano gli ammiratori di Franco, che inviò i membri della Divisione Blu con le SS e le SA naziste, ad ammazzare i sovietici. Quasi 50.000 di loro parteciparono a quella cruenta aggressione, nell’operazione più crudele e dolorosa di quella guerra: l’assedio di Leningrado, in cui morirono un milione di cittadini russi. La Divisione Blu formò parte delle forze che cercarono di strangolare l’eroica città. Il popolo russo non perdonerà mai quell’orrendo crimine.


La destra fascista di Aznar, Rajoy e gli altri servitori dell’impero, devono sapere qualcosa dei 16.000 morti tra i loro predecessori della Divisione Blu e delle croci di ferro con cui Hitler premiò ufficiali e soldati di quella divisione. Non c’è nulla di strano in quello che fa oggi la polizia gestapo con gli uomini e le donne che domandano il diritto di lavorare e il pane, nel paese con più disoccupati d’Europa.

Perchè mentono tanto sfacciatamente i media dell’informazione di massa dell’impero?

Quelli che maneggiano questi media, s’impegnano nell’ingannare e abbrutire il mondo con le loro volgari menzogne, pensando forse che questa è la risorsa principale per mantenere il sistema globale di dominio e saccheggio imposto in modo particolare alle vittime vicine alla sede della metropoli, i quasi seicento milioni di latinoamericani e caraibici che vivono in questo emisfero

La fraterna repubblica del Venezuela è divenuta l’obiettivo fondamentale di questa politica e la ragione è ovvia. Senza il Venezuela l’impero avrebbe imposto il Trattato di Libero Commercio a tutti i popoli del continente che lo abitano, dal sud degli Stati Uniti, dove s’incontrano le maggiori riserve di terra, acqua dolce e minerali del pianeta, oltre alle risorse energetiche che amministrate con spirito solidale con gli altri popoli del mondo, costituiscono risorse che non possono e non devono cadere nelle mani delle multinazionali, che impongono un sistema suicida ed infame.

Basta, per esempio, guardare la mappa, per comprendere la criminale spoliazione che ha significato per l’Argentina toglierle un pezzo del suo territorio nell’estremo sud del continente.

Lì i britannici hanno usato il loro decadente apparato militare per assassinare giovani reclute argentine, vestite con uniformi estive, quando era già pieno inverno.

Gli Stati Uniti e il loro alleato, Augusto Pinochet, diedero all’Inghilterra un vergognoso appoggio. Adesso, poco prima delle Olimpiadi di Londra, il suo Primo Ministro David Cameron proclama anche, come fece già Margaret Thatcher, il loro diritto ad usare i sottomarini nucleari per ammazzare gli argentini. Il governo di questo paese ignora che il mondo sta cambiando e il disprezzo dal nostro emisfero e dalla maggioranza dei popoli verso gli oppressori s’incrementa un giorno dopo l’altro.

Il caso delle Malvine non è unico. Qualcuno sa forse come terminerà il conflitto in Afganistan? Pochi giorni fa i soldati nordamericani hanno oltraggiato i cadaveri di combattenti afgani, assassinati dai bombardieri senza pilota della NATO.

Tre giorni fa, un’agenzia europea ha pubblicato che “il presidente afgano Hamid Karzai, ha dato il suo avallo ad un negoziato di pace con i talibani, sottolineando che questa questione dev’essere risolta dai cittadini del suo paese, ed ha aggiunto : “…il processo di pace e riconciliazione appartiene alla nazione afgana e nessun paese od organizzazione straniera può togliere agli afgani questo diritto...”

Un dispaccio pubblicato dalla nostra stampa pubblicato a Parigi dice che : “La Francia ha sospeso oggi tutte le operazioni di formazione e aiuto ai combattimenti in Afganistan e ha minacciato d’anticipare il ritiro delle sue truppe, dopo che un soldato afgano ha ultimato quattro militari francesi nella valle di Taghab, in provincia di Kapisa […] Sarkozy ha dato istruzioni al Ministro della Difesa, Gérard Longuet, di trasferirsi immediatamente a Kabul, ed ha valutato la possibilità di un ritiro anticipato del contingente.”

Scomparsi la URSS e il Campo Socialista, il Governo degli Stati Uniti ha pensato che Cuba non si poteva sostenere. George W. Bush aveva già preparato un governo controrivoluzionario per presiedere il nostro paese. Lo steso giorno in cui Bush iniziò la sua criminale guerra contro l’Iraq, io sollecitai le autorità del nostro paese perchè smettessero d’applicare la tolleranza con i capoccia contro rivoluzionari che in quei giorni domandavano istericamente l’invasione di Cuba. In realtà la loro attitudine era un’azione di tradimento della Patria.

Bush e le sue stupidaggini hanno imperato per 8 anni e la Rivoluzione cubana è durata già più di mezzo secolo. La frutta matura non è caduta nel seno dell’impero.

Cuba non sarà un’ulteriore forza con cui l’impero si estenderà sui popoli d’America.

Il sangue di Martí non sarà stato versato invano.


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