Cuba, negli “Specchi” di Eduardo Galeano
Cuba, negli “Specchi” di Eduardo Galeano
Martedì 17 gennaio, nella sala Che Guevara della Casa de las Américas, piena zeppa e con una vera folla al di fuori della Casa, che ascoltava la sua voce, trasmessa da altoparlanti, Eduardo Galeano ha letto alcuni frammenti del suo nuovo libro “Espejos. Una historia casi universal”.
Questo è uno dei brani letti dal grande scrittore uruguaiano, dedicato a Fidel:
Fidel
I suoi nemici dicono che è stato un re senza corona e che confondeva l’unità con l’unanimità.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
I suoi nemici dicono che se Napoleone avesse avuto un giornale come il Granma, nessun francese avrebbe mai saputo del disastro di Waterloo.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
I suoi nemici dicono che ha esercitato il potere parlando molto e ascoltando poco, perche era più abituato alle eco che alle voci.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
Ma i suoi nemici non dicono che non è stato per posare per la Storia che ha messo il petto di fronte alle pallottole quando venne l’invasione; che affrontò gli uragani da uguale a uguale; che è sopravvissuto a seicentotrentasette attentati; che la sua coraggiosa energia è stata decisiva per trasformare una colonia in Patria e che non è stato per magia di Mandinga, nè per miracolo di Dio, che questa nuova Patria è sopravvissuta a dieci presidenti degli Stati Uniti che avevano steso il tovagliolo per mangiarsela a pranzo con coltello e forchetta.
I suoi nemici dicono che Cuba è un raro paese che non compete alla “Coppa Mondiale dello zerbino”...
E non dicono che questa Rivoluzione cresciuta nel castigo, è quello che ha potuto essere e non quello che voleva essere. Non dicono che in gran misura il muro tra il desiderio e la realtà si è fatto sempre più alto e più largo, grazie al blocco imperiale che ha affogato lo sviluppo d’una democrazia alla cubana; che ha obbligato alla militarizzazione della società e ha consegnato alla burocrazia, che per ogni soluzione ha un problema, l’alibi che necessita per giustificarsi e perpetuarsi.
E non dicono che nonostante tutti questi dolori e nonostante le aggressioni da fuori e le arbitrarietà da dentro, quest’Isola sofferente, ma splendidamente allegra, ha generato la società latinoamericana meno ingiusta.
E i suoi nemici non dicono che questa sfida è stata opera del sacrificio del suo popolo, ma anche della caparbia volontà, dell’antico senso dell’onore di questo Cavaliere che si è sempre battuto per i perdenti, come quel suo famoso collega dei campi della Pastiglia.
(Trauzione Granma Int.)